lunedì 9 ottobre 2017

DIETA VEGANA: l' interesse del minore

In questi ultimi anni si parla molto di “dieta vegana”, regime alimentare che, come la dieta vegetariana, elimina carne e pesce dall’alimentazione quotidiana.
Il tema della scelta, legata a ragioni etiche, religiose o salutiste, del regime alimentare che comporti restrizioni nutritive per il figlio, pone il problema del contemperamento tra, da un lato i diritti dell’individuo garantiti dalla Costituzione, la libertà dei genitori di attuare il proprio orientamento ideologico  e dall’altro quello del figlio di non subire pregiudizio alla propria crescita psicofisica o di non essere danneggiato nella vita di relazione.
Poiché i titolari di tali situazioni soggettive (genitori e figli) hanno pari dignità, il criterio dirimente per garantire l’attuazione del bene salute (in senso ampio) è comunemente indicato nell'interesse del minore, soggetto da proteggere nella fase evolutiva, interesse che le fonti nazionali, sovranazionali e giurisprudenziali definiscono “superiore”. 
Ma la nozione è inafferrabile, indeterminata e usata spesso in modo apodittico dagli operatori del diritto e porta a giudizi diversi, oltre che opinabili, in controversie giudiziarie delicate che riguardano questioni esistenziali della persona.
Il tema di fondo è chiarire come l’ordinamento garantisca la certezza del diritto su temi per i quali ha avocato a sé la funzione istituzionale di controllo, come quella dei diritti inviolabili della persona nella prima formazione sociale, tutelati dall’ordine pubblico familiare.
L’uso della clausola generale non può e non deve risolversi in una mera evocazione dell’interesse del minore, con finalità “taumaturgiche”, perché il giudice di merito è tenuto a indicare i parametri di giudizio, i termini della comparazione dei diritti, la fonte extragiuridica del suo convincimento con specifico riferimento al caso concreto. 
L’errore sul piano metodologico inficerebbe la sentenza, sotto il profilo della effettiva e non contraddittoria motivazione.
Il giudice di legittimità rappresenta quindi l’estremo strumento di verifica del corretto funzionamento della clausola generale dell’interesse del minore.

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