giovedì 8 settembre 2016

NUOVI DIRITTI A COPPIE OMOSESSUALI E CONVIVENZE DI FATTO

L'aula di Montecitorio, da qualche mese, ha finalmente approvato in via definitiva il testo di legge atteso per anni da migliaia di coppie, tanto etero quanto omosessuali, che prima di oggi non avevano alcun riconoscimento davanti alla legge dei propri diritti. 
Con tale nuova riforma normativa, le coppie omosessuali hanno ora la possibilità di costituire un'unione civile, con diritti e doveri paragonabili, ma non identici, a quelli previsti dal matrimonio. 
Per formalizzare l'unione basterà una dichiarazione davanti a un ufficiale di stato civile alla presenza di due testimoni. 
I due “partner”, come conseguenza, potranno decidere di assumere un unico cognome e contrarranno “l’obbligo reciproco di assistenza morale, materiale e alla coabitazione” ma, al contrario del matrimonio, non saranno soggetti ad alcun vincolo di fedeltà. Ulteriore differenza con il matrimonio risiede nella disciplina in merito alla cessazione del rapporto, che, nel caso dell'unione civile, può essere fatta senza dover attendere il periodo di separazione. 
Sugli aspetti patrimoniali, i partner potranno decidere se mettere i beni in comunione o tenerli separati. In caso di morte di uno dei partner, l’altro avrà diritto alla pensione di reversibilità e all’eventuale Tfr maturato dal defunto. Riguardo alla successione, il superstite avrà diritto alla quota di “leggittima”, ovvero il 50% del patrimonio del partner, mentre la parte restante andrà suddivisa tra gli eventuali figli. 
Quello dei figli rimane, comunque, un punto controverso. La legge, infatti, esclude esplicitamente la possibilità di adottare il figlio legittimo del partner nato da un rapporto esterno, fecondazione eterologa ovvero gestazione per altri, instaurando un rapporto di genitorialità sociale con l'altro componente della coppia. 
Invero, in tali circostanze l'unico rapporto riconosciuto e tutelato dalla legge è quello con il genitore biologico, mentre il rapporto con il genitore sociale, sebbene avvertito e vissuto dal minore alla stregua “dell'altra figura genitoriale", non riceve alcun riconoscimento o tutela.
Tuttavia, la giurisprudenza italiana ha stabilito che, se risponde al superiore interesse del minore e garantisce la copertura giuridica di un vincolo di natura genitoriale già esistente da anni, l'adozione "in casi particolari"ai sensi di quanto stabilito dalla legge sulle adozioni, può essere disposta a favore del convivente omosessuale del genitore dell'adottando. 
Tale riconoscimento, seppure inquadrato nei limiti della legge sulle adozioni in casi speciali, garantisce al minore figlio di una famiglia omogenitoriale un riconoscimento legislativo.
Alcune novità, sono state introdotte, inoltre, anche per le cosiddette coppie di fatto, ovvero quelle composte da due persone maggiorenni, unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile. 
I conviventi hanno gli stessi diritti dei coniugi nell’assistenza del partner in carcere e in ospedale. Ciascun convivente può designare l’altro come proprio “rappresentante con poteri pieni o limitati in caso di malattia che comporti incapacità di intendere e di volere”. Ciò vale per le decisioni in materia di salute, o, in caso di morte, riguardo alla scelta di donare gli organi, il trattamento del corpo e le celebrazioni dei funerali. Risulta regolata anche la situazione abitativa. La Convivenza costituisce titolo, al pari del matrimonio, per essere inseriti nelle domande di alloggio popolare. In caso di morte del partner, l’altro ha diritto a subentrare in un eventuale contratto di locazione o a continuare a vivere nella casa del convivente defunto per un periodo che va dai 2 ai 5 anni, secondo la durata della convivenza. 
I componenti di una convivenza di fatto hanno la facoltà di sottoscrivere un contratto che regoli gli aspetti patrimoniali del rapporto, con la possibilità di prevedere la comunione dei beni. In caso di cessazione della convivenza, “il giudice stabilisce il diritto del convivente di ricevere dall’altro” gli alimenti “qualora versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento”. L’entità del mantenimento sarà proporzionale alla durata della convivenza. 
Per le coppie di fatto però, non è prevista né l'eredità né la reversibilità della pensione, diritti che si hanno invece con il matrimonio.

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