sabato 16 aprile 2016

TRATTAMENTO FISCALE DELL'ASSEGNO DI MANTENIMENTO

I proventi derivanti dall'assegno di mantenimento sono assimilabili ai redditi di lavoro dipendente per l'ex marito o moglie che li riceve, mentre rappresentano oneri deducibili per il contribuente che li versa, a patto che l'importo e periodicità di pagamento siano stabiliti da un provvedimento dall'autorità giudiziaria. 
Nello specifico, ai fini fiscali, in presenza di separazione legale, di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio (cd. “divorzio”), il coniuge beneficiario dell'assegno, dovrà tassare l'importo effettivamente incassato quale reddito assimilato al lavoro dipendente, senza diritto alle relative detrazioni. 
Per quanto sopra, il coniuge beneficiario dell'assegno ha l'obbligo, pertanto, di riportare in dichiarazione dei redditi tali somme ed assoggettarle ad Irpef. 
Invece, quando dal Tribunale viene stabilita su accordo delle parti la corresponsione di un assegno una tantum (in unica soluzione), la somma non è considerata come "reddito" e, quindi, non concorre a formare il reddito complessivo ai fini dell'Irpef del coniuge che lo percepisce. 
Il coniuge, però, che è destinatario dell’assegno periodico di mantenimento gode di una detrazione fiscale d’imposta. 
Tale detrazione riduce l’imposta lorda e consente una riduzione dell’imposta Irpef effettivamente da pagare. 
Tale detrazione varia col variare del reddito e per il suo calcolo occorre seguire gli opportuni scaglioni indicati nel nuovo Testo Unico delle imposte dirette. 
Il coniuge obbligato dal giudice alla corresponsione può, al contrario, dedurre l’assegno effettivamente pagato dal reddito complessivo (onere deducibile). 
Eventuali altri contributi concessi al coniuge separato, diversi dall'assegno periodico, non sono deducibili dal reddito. 
L'obbligo di corresponsione degli assegni di mantenimento dell’ex coniuge deve essere disposto dal giudice, infatti, il fisco con la risoluzione n. 448 del 2008 ha sancito che nel caso di separazione consensuale tra le parti, la somma che uno dei due coniugi versa volontariamente senza alcun provvedimento del giudice, non può essere dedotta dalle tasse ai fini Irpef, ai sensi dell’art. 10, comma 1 lett. c del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, come ad esempio, accade nei casi di separazione di fatto. 
I soggetti passivi dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, che deducono dal reddito complessivo somme per assegni periodici corrisposti al coniuge, devono indicare nella dichiarazione annuale dei redditi il codice fiscale del soggetto beneficiario delle somme. 
In merito all'assegno percepito per il mantenimento dei figli, questo non costituisce reddito assimilato, tuttavia se nella sentenza di separazione non è specificato e distinto l'importo dell'assegno destinato al mantenimento dei figli, si considera destinato al coniuge il 50%. 
Per quanto riguarda, invece, le detrazioni per i figli a carico, queste, spettano in mancanza di accordo e di prova dell'effettivo carico, al genitore affidatario.

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