mercoledì 20 aprile 2016

COME DISTINGUERE LO STALKING DALLA VIOLENZA PSICOLOGICA

Ci sono parole e comportamenti che nessuna legge punisce e che possono uccidere psichicamente una persona o almeno ferirla in modo grave. La provocazione continua, l'offesa, la disistima, la derisione, la svalutazione, il ricatto, la minaccia, il silenzio, la privazione della libertà, la menzogna e il tradimento della fiducia riposta, sono alcune forme in cui si manifesta la violenza psicologica. 
La violenza psichica è quella strategia che mira ad uccidere, distruggere, annientare, portare al suicidio una persona, senza spargimento di sangue. 
Esistono diversi tipi di violenza: 
Violenza fisica:chi ti spintona, rompe i tuoi oggetti personali, minaccia di toglierti i figli, ti schiaffeggia e ti picchia, ti dà calci, ti impedisce di uscire o fuggire. 
Economica: ogni forma di privazione o controllo sull’autonomia economica che limita o impedisce di disporre di denaro, di fare liberamente acquisti, di avere un proprio lavoro. 
Sessuale:ogni imposizione di pratiche sessuali non desiderate sia da parte di estranei che di conoscenti o partner. 
Psicologica: Consiste in attacchi diretti a colpire la dignità personale, forme di mancanza di rispetto, atteggiamenti volti a ribadire continuamente lo stato di subordinazione e inferiorità.  
Stalking: la violenza psicologica può manifestarsi tramite vere e proprie persecuzioni e molestie assillanti che hanno lo scopo di indurre ad uno stato di allerta, di emergenza, di stress psicologico. 
Le strategie che mette in atto chi decide di annientare un essere umano sono molto subdole e mirano prima di tutto ad anestetizzare la vittima designata in modo che non possa reagire. Spesso, specie nell'ambito familiare, con la vittima si è prima instaurato un legame affettivo, per cui è già difficile individuare il limite sottile che separa un rapporto funzionante da quello decisamente patologico. 
L'aggressore manda spesso messaggi contrastanti nel senso che dice una cosa e ne pensa un'altra, mettendo in questo modo l'oggetto delle sue manovre in uno stato di confusione e nell'incapacità a capire cosa sta succedendo. Subentra così il senso di colpa di chi inizia a subire e così il tentativo di perfezionamento per cercare di spostare o annullare il bersaglio. Se tenta una reazione, dopo un lungo periodo di esasperazione, allora viene accusata di essere cattiva e malata. Spesso si strumentalizza l'amore per prevaricare, l'amore materno che costringe a subire per proteggere i figli, l'amore del partner che non reagisce per non distruggere il rapporto, l'amore che tutto perdona e al quale tutto è richiesto, ma purtroppo anche l'amore del bambino per il genitore del quale ha bisogno.

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