venerdì 15 gennaio 2016

Dopo tutto, non vi sono figli illegittimi, ma solo genitori illegittimi

"Dopo tutto, non vi sono figli illegittimi, ma solo genitori illegittimi” (Anthony Burges). 

In passato il figlio naturale procreato da genitori non uniti in matrimonio era denominato “illegittimo” in maniera dispregiativa, per differenziarlo da quello "legittimo" nato all’interno del vincolo coniugale. Con l'entrata in vigore della nuova Legge n. 219 del 10 dicembre 2012 "Disposizioni in materia di riconoscimento dei figli naturali" si è stabilito il superamento di ogni ineguaglianza normativa tra figli legittimi e figli naturali in virtù del principio dell'unicità dello status di figlio. 
Pertanto i figli nati fuori dal matrimonio sono equiparati a tutti gli effetti ai figli nati in costanza di matrimonio. Affinché si costituisca un rapporto di filiazione per il figlio naturale sono necessari una manifestazione di volontà del genitore (c.d.“riconoscimento”) o l’accertamento mediante dichiarazione giudiziale di paternità o maternità. Il riconoscimento trasforma un fatto puramente naturale, come la procreazione, in una fonte di rapporti giuridici. Se, infatti, manca il riconoscimento non sorgeranno rapporti giuridici tra il figlio ed i suoi genitori a meno che non si agisca giudizialmente per far dichiarare la paternità o la maternità. Pertanto, il riconoscimento può essere fatto con una dichiarazione apposta sull’atto di nascita, oppure in seguito alla nascita o al concepimento, davanti ad un ufficiale dello stato civile nel Comune in cui è trascritto l’atto di nascita stesso, oppure anche in un atto pubblico davanti ad un notaio o in un testamento. 
Il figlio naturale può essere riconosciuto dal padre o dalla madre, congiuntamente o disgiuntamente, anche se, al tempo del concepimento, erano uniti in matrimonio con altre persone. La condizione essenziale perché si possa procedere al riconoscimento è l’assenso del figlio qualora abbia compiuto i sedici anni, o dell’altro genitore che abbia già eseguito il riconoscimento, quando il figlio non abbia ancora raggiunto tale età.
Nell’ipotesi in cui il genitore rifiuti di dare il proprio consenso, l’altro genitore potrà ricorrere al Tribunale per i Minorenni al fine di ottenere una sentenza che terrà luogo del mancato consenso, sempre che ciò risponda all'interesse del figlio. Altra modalità per ottenere il riconoscimento è la dichiarazione giudiziale di paternità o maternità naturale che consente la costituzione del rapporto di filiazione in caso di assenza di volontà del genitore. Nell’interesse del minore, il procedimento per la dichiarazione giudiziale di maternità e paternità può essere iniziata dal genitore che esercita la potestà o dal tutore; quest’ultimo, previa autorizzazione del giudice. Qualora il figlio abbia compiuto sedici anni, il genitore o tutore suindicati devono avere il suo consenso per promuovere o proseguire l’azione. Il procedimento ha inizio con ricorso al Tribunale Ordinario, se il figlio è maggiorenne, altrimenti, se è un minore, al Tribunale dei Minorenni.

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